Mia Martini una vita spezzata dalla cattiveria.

12 maggio 1995: Mimì muore nella sua casa. È sola, in testa ha le cuffie del walkman. “Era serena”, scriveranno. Si era isolata, oggetto delle malelingue, sostenuta dagli amici di sempre come Renato Zero e dalla sorella Loredana, stimata dai colleghi Fossati, Mina, De André. Storia di una voce che l’Italia ha sempre amato. Noi di Rock and roll here to stay la celebriamo oggi ripercorrendo la sua storia…L’infanzia e l’adolescenza sono caratterizzati della musica. Mimì trascorre i suoi primi anni a Porto Recanati un posto ideale per crescere ma non per cercare fortuna nel mondo della musica, per questo motivo convince la mamma a trasferirsi a Milano. La cantante calabrese già a quell’età si ispira ad Aretha Franklin e pubblica il suo primo 45 giri, nel 1963, con il nome d’arte di Mimì Berté. Nel 1969 la futura Mia Martini si trasferisce a Roma, insieme con la madre e le sorelle. Conosce Renato Fiacchini, all’epoca non ancora “diventato” Renato Zero, e con la sorella Loredana si guadagna da vivere in diversi modi, non rinunciando al sogno della musica. È un momento delicato della sua vita, uno dei tanti. A confermarlo, sempre nel 1969, l’arresto per possesso di droghe leggere e i conseguenti quattro mesi di carcere a Tempio Pausania. L’incontro decisivo però, arriva nel 1970. Il fondatore dello storico locale Piper, Alberigo Crocetta, che la propone al grande pubblico come nuovo astro nascente della musica italiana. Mimì Berté diventa Mia Martini e la giovane cantante calabrese trova la sua identità musicale. “Padre davvero” è il primo brano a nome Mia Martini ed esce già nel 1971, per la Rca Italiana. La Rai censura il brano: l’argomento è quello di una figlia che si ribella al padre violento. La canzone nonostante la censura vince il Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio.. Nel novembre sempre del 1971 esce l’album “Oltre la collina”, uno dei migliori della cantante, il quale affronta temi come la disperazione e il suicidio. Anche in questo lavoro trova spazio il giovanissimo Baglioni, in un paio di brani, mentre Lucio Battisti, attratto dalla sorprendente voce  della cantante, la vuole in Tv nello speciale “Tutti insieme”. Qui, Mia Martini canta “Padre davvero”, senza alcuna censura. Nel 1972 la secondogenita dei Berté segue Alberigo Crocetta alla Ricordi di Milano, dove incide “Piccolo uomo”, che si rivela un grande successo. Il testo è di Bruno Lauzi e l’interpretazione è magistrale, tanto che vince il Festivalbar di quell’anno. Esce l’album “Nel Mondo”, in cui figura anche il grande Vinicius De Moraes, e riceve il Premio dalla Critica come miglior LP del 1972. Proprio la critica fino agli anni ’80 è sempre dalla sua parte, riconoscendole un valore e una forza innovativa che non ha eguali in Italia. Lo conferma il Premio della Critica che vince proprio nel 1982 al Festival di Sanremo, il quale viene creato appositamente per quell’edizione con il fine di assegnarle un riconoscimento e che, dal 1996, si chiama “Premio Mia Martini”. Ma è il 1973 l’anno del capolavoro. “Minuetto”, firmato Franco Califano e Dario Baldan Bembo. Sono anni di grande successo commerciale, accompagnati però da interpretazioni che la cantante esegue soprattutto per doveri contrattuali. Il contratto con la Ricordi cessa ma la casa milanese cita in tribunale Mia Martini, che avrebbe sciolto in anticipo il contratto, e ottiene il sequestro di beni e guadagni, oltre al pagamento di un’altissima penale. Passa alla Rca, e incide “Che vuoi che sia se t’ho aspettato tanto”. L’album accoglie altri autori non ancora celebri, come Amedeo Minghi e Pino Mango, mentre gli arrangiamenti sono di Luis Enriquez Bacalov.Sono gli anni della relazione con il cantante Ivano Fossati, di cui si innamora durante la registrazione del disco “Per amarti. Nel 1981 si opera alla corde vocali, vedendo modificato il suo timbro verso un tono più roco. È una cantautrice adesso e l’album “Mimì”, arrangiato dall’ex Blood Sweet and Tears, Dick Halligan, propone dieci brani quasi interamente autografi. Nel 1982 partecipa per la prima volta a Sanremo con il brano scritto da Ivano Fossati “E non finisce mica il cielo”, che inaugura il Premio della Critica. Il 1983 è l’anno del suo ritiro dalla scene, causato da una diceria che legherebbe alla sua presenza eventi negativi e che da alcuni anni si porta dietro. Il silenzio dura fino al 1989, quando l’amico Renato Zero convince il direttore artistico del Festival di Sanremo, Adriano Aragozzini, a farla partecipare al famoso concorso canoro. Il brano “Almeno tu, nell’universo” è un successo e vince nuovamente il Premio della Critica. Nel 1992 torna sul palco dell’Ariston con un altro successo, “Gli uomini non cambiano”. Arriva seconda, dopo Luca Barbarossa. L’anno dopo, nel 1994, Mia Martini incide per la casa RTI Music “La musica che mi gira intorno”, in cui canta cover scelte tra i repertori di cantanti come De André, De Gregori e Lucio Dalla, come Mina e Tom Waits.Il 14 maggio del 1995, a quarantasette anni, Mia Martini viene ritrovata morta nel suo appartamento, a Cardano al Campo, Varese. Da mesi, la cantante soffriva di un fibroma all’utero, ed assumeva abbondanti dosi di farmaci anticoagulanti. Secondo la procura di Busto Arsizio però, sarebbe morta a causa di un arresto cardiaco, causato da un abuso di stupefacenti. Una vita spezzata dalla cattiveria della gente, una voce che non smetterà mai di cantare .

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