Ricordando Jeff … mistery White boy

 

29 maggio 1997 uno di quei giorni da cancellare … il Wolf river ha voluto il talento più grande degli anni novanta, tanti rimpianti ma una grande eredità lasciata a chi la musica l’ha sempre amata. Ripercorriamo sue le gesta artistiche: a 17 anni Jeff forma il suo primo gruppo, gli Shinehead, a Los Angeles. Nel 1990 ritorna a New York e con l’amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i diversi approcci artistici mettono subito la parola fine al progetto. Jeff Buckley inizia allora una carriera facendosi notare per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre Tim Buckley , reinterpretando “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”). Le sue prime esibizioni sono in un piccolo club (luogo di culto) dell’East Village di New York chiamato Sin-E’. Nel 1993, dopo alcuni anni difficili fatti di tanta gavetta, Jeff ha la possibilità, con la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel “suo” club. Live at Sin-E’, contiene solo quattro pezzi, due dei quali sono cover, una di Edith Piaf e l’altra di Van Morrison, e due suoi pezzi, “Mojo Pin” ed “Eternal Life”. Per promuovere il disco Jeff e la sua band iniziano un tour toccando anche l’Europa.Avendo ottenuto consensi durante il tour, la Columbia decide di pubblicare Grace, negli Usa nell’agosto del 1994. L’album mostra al mondo le doti di Jeff Buckley, la sua voce intensa e dolorosa, a volte piena di rabbia. Il lavoro contiene dieci tracce, sette suoi brani e tre cover, tra le quali, la meravigliosa versione di “Halleluja” di Cohen. Nell’album, Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, con pezzi che sembrano essere cuciti addosso al giovane artista. Il canto di Buckley parte piano, per poi finire in un crescendo tormentato. Brani che lasciano senza fiato, ballate come “Ethernal Life”e“Dream Brother”, oltre che alla indimenticabile title track. La notte del 29 maggio l’artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), dove decide di fare una nuotata nel Mississippi e si getta nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall’ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, ma senza risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Aveva solo 30 anni. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l’effetto né di droghe né di alcol. Dopo anni di uscite a mio parere non degne di Grace, nel 2016 viene pubblicato You and i Ascoltare la voce di Buckley, una volta ancora, è fantastico, l’album conferma la sua capacità di rendere cover come se fossero propri brani, le rivisitazioni di “Just Like A Woman” di Dylan, e della ballad “I Know It’s Over” degli Smiths, sono un esempio perfetto. Il rimpianto c’è e ci sarà sempre per chi come me ha amato questo artista immenso, capace di catturare il cuore con un solo album, chissà come sarebbe oggi la musica con il suo apporto, nessuno può dirlo, possiamo solo limitarci ad amarlo ascoltando quelle poche ma fondamentali perle che Jeff ci ha lasciato.

 

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