In the name of U2 … Uno spettacolo nello spettacolo

Quello che è andato in scena allo stadio Olimpico sabato 15 luglio è stato un vero e proprio viaggio scandito dalle emozioni, dalle immagini, soprattutto un viaggio che ripercorre la vita di quattro ragazzi che nel 1976 agli arbori del loro cammino avevano un sogno, quello di conquistare il mondo attraverso la loro musica, un sogno chiamato U2.

Il “The Joshua tree tour” arriva in Italia dopo aver già conquistato gli States, l’amore di coloro che seguono la band da sempre, si vede già dalle prime ore di sabato, quando un migliaio di persone è già in coda ai cancelli per avere un posto in prima fila dove poter abbracciare virtualmente la band.

Il caldo torrido non toglie la voglia di attendere il grande evento, intorno alle 14 inizia il soundcheck ed i fan cantano e ballano sulle note di “Where the streets have no name”. Alle 16 si aprono cancelli la gioia e l’adrenalina prevalgono sulla stanchezza.

Alle 19 sale sul palco Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds. Un set di grande impatto, sorprendente molto rock con cui l’artista di Manchester si racconta. Le emozioni più forti durante il set arrivano quando Noel intona i brani più celebri degli Oasis, band con cui ha scritto una pagina importante del Brit pop negli anni 90’. Sulle note di “Champagne Supernova”, “Wonderwall”e “Don’t look back in anger” lo stadio canta assieme a lui, chiudendo gli occhi sembra di essere tornati indietro di 20 anni . Il set termina tra gli applausi, ora l’attesa si fa spasmodica…

Ore 21:15 nello stadio riecheggia “The whole of the moon “ dei Waterboys, amici da sempre della band, con i quali hanno condiviso il primo tour all’inizio degli anni 80’. Proprio sul finire del brano il boato dei 58.000 presenti accoglie gli U2 che come veri boxeur cercano di mettere subito al tappeto i propri fan attraverso i quattro brani più significativi fino a “The Joshua tree”.

E’ il racconto del rock degli esordi, solo musica. Se “Sunday bloody Sunday” “New year’s day” e “Pride” fanno cantare lo stadio, il momento emozionale di questo primo step è “Bad”  un capolavoro, reso ancora più bello dalla citazione finale di “Heroes” di David Bowie.

Lo stadio al termine del primo set si traforma in un teatro Bono, Edge, Adam Clayton, Larry Mullen jr. riappaiono su uno sfondo rosso e l’albero quel Johua tree che li ha resi quello che sono ora la più importante rock band del mondo.

Parte il secondo set costituito da tutto l’album “The Joshua three”, in questo caso colonna sonora di un viaggio nel deserto, con una strada in movimento. In questo atto si entra in un film-concerto, con lo schermo e le canzoni che raccontano l’America e il mondo attuale, grazie a nuovi video girati appositamente da Anton Corbijn. L’esecuzione integrale dell’album è meravigliosa e si chiude come meglio non si poteva con “Mothers of the disappeared”, e le madri dei ragazzi scomparsi nelle dittature sudamericane, le loro candele, compaiono sullo sfondo.

Il concerto potrebbe finire qui ed invece inizia l’ultimo emozionante set.

Miss Sarajevo”, con la voce di Pavarotti registrata, racconta a sua volta il tragico presente dei profughi siriani. Il trittico rock “Beautiful day”/“Elevation”/“Vertigo” fa ballare lo stadio e porta la band agli effetti speciali ed a loghi sullo screen che tanto hanno caratterizzato i tour degli U2 nel nuovo millennio.

La perla di questa parte finale è “Ultraviolet”, dedicate alle donne, con uno slide show di profili femminili importanti, video in cui riconosco Rita Levi-Montalcini ed Emma Bonino, tra le altre. La chiusura è ovviamente con “One”, preceduta da un lungo sermone di rito del reverendo Bono, e con “The little things that give you away”. Bono chiude lo spettacolo dando un arrivederci pieno di speranza per i 58.000 fan, dicendo: “Il nuovo disco è praticamente pronto, arriverà presto”

Il gruppo chiude lo spettacolo guardando al futuro, suonando la nuova canzone, molto bella, con un notevole crescendo finale.

Il gruppo si porta a centro palco e il pubblico intona 40, brano con il quale gli U2 hanno chiuso i concerti nella loro prima parte di carriera .

Da grande fan della band ripercorrendo i vari concerti a cui ho assistito, posso sicuramente dire che questo è stato uno dei più belli sicuramente il più emozionante, nella mia mente resterà sempre il ricordo di Bad, con la speranza che …Bye U2 i hope that we will see where the street have a name … In the name of love, of your music.

Francesco Recchia

 

 

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