Eloisa Atti si racconta con la sua musica e le sue estremità

Ci sono artisti che riescono attraverso la loro musica, a raccontarsi, ad essere unici e riconoscibili mediante l’ascolto. Eloisa Atti rientra in questa cerchia ristretta : il suo ultimo lavoro “Edges” in uscita venerdi 23 febbraio è un melting pot di suoni, racchiusi e coordinati con grande raffinatezza e  armonia.

Ho avuto la fortuna di ascoltare l’album ed approfondire il discorso con la cantante e musicista bolognese.

Buongiorno Eloisa, grazie per aver accettato l’invito a chiacchierare con noi di “Rock and roll here to stay”

 

Il tuo album Edges nasce con Missaggio a Tucson nei prestigiosi “Wavelab Studios” di “Craig Schumacher” noto produttore ed ingegnere del suono che ha collaborato con artisti del calibro di “Calexico”,”Amos Lee”, quali sensazioni hai provato nel veder nscere il tuo lavoro con la collaborazione di questo grande personaggio?

 

Quando Craig ha accettato di lavorare al mio disco e mi ha fatto i complimenti sul lavoro svolto, ho provato una grande felicità, anche perché non è uomo da perdersi in smancerie. Dopo è arrivato il momento dell’atto di fiducia: gli ho consegnato il “figlio” in affido e ho aspettato trepidante di vedermelo restituire cresciuto, trasformato. I bounce mi arrivavano di notte e avevano il suo carattere. Nel momento in cui premevo “play” il cuore batteva forte per poi sciogliersi in spazi immensi, che nella mia mente si coloravano di terra rossa e ocra.  Ricordo bene la sensazione di vastità perché mi ha richiamato la stessa emozione che provai da ventenne, in un coast to coast con un gruppo di amici: nella notte di S. Lorenzo eravamo distesi sull’asfalto caldo nei pressi della Monument Valley e, sotto un cielo incredibilmente vicino, aspettavamo in silenzio la danza di quelle stelle che parevano enormi.

Rispetto al tuo precedente lavoro “Penelope”, al primo ascolto di “Edges” si evince un enorme cambiamento di sonorità, chiudendo gli occhi sembra essere in un Jazz club agli inizi degli anni 60’, è un album che ti porta a sognare, come è nato?

Hai ragione, la sonorità è molto diversa, ma un motivo c’è. Penelope era un concept album: un microcosmo di generi diversi coi quali ho voluto caratterizzare ogni personaggio, oltre che tramite il testo. Mi sono avvalsa di numerosi ospiti, anche provenienti da mondi musicali molto distanti, lo stesso si può dire per gli strumenti utilizzati e per le diverse voci soliste che hanno interpretato la mia visione personale dei protagonisti dell’Odissea.Per Edges ho cercato invece una consistente unità di suono, data dalla band, una e solida, dal mixaggio pieno di carattere di Schumacher e dal prezioso lavoro sul master compiuto da Giovanni Versari, un’eccellenza in materia. Gli ospiti sono stati pochi e importantissimi, in particolar modo Antonio Gramentieri che, oltre a partecipare con la sua suggestiva chitarra, mi ha regalato consigli preziosi. Edges è nato da un’esigenza di accordi basici, abbastanza vuoti da far risuonare e risaltare la melodia e i colori. Avevo bisogno di spazio per riempirlo di sogni.

“Edges” è la traduzione Italiana di Estremità, quanto sono importanti per te le estremità in musica?

La mia musica è fatta di estremità. Non sono una purista di un solo genere musicale, anche se ammiro e rispetto chi lo è. Cerco la bellezza e l’empatia in tutto, anche in una nota lunga, intensa. Nella mia vita ho suonato e cantato musica classica, jazz, brasiliana, fado, blues, canzoni spagnole e francesi e ho ascoltato altrettante cose diverse.  Quando compongo, immagino si sentano echi di tutte queste cose, con maggiore o minore intensità. Tra Penelope e Edges, per esempio, ho realizzato “Everything happens for the best”: un omaggio a Billie Holiday con un sestetto di eccezionali musicisti della scena jazz, tra cui Pintori e Senni, presenti anche nell’ultimo album.

La band che ha contribuito alla nascita di questo splendido lavoro che rapporto ha con te?

Un rapporto di grande amicizia e collaborazione, addirittura con Bovi e Senni è ormai ventennale. Sono tutti talmente bravi che penso sia impossibile sbagliare un disco con una band così. Potrei anche ululare e loro lo saprebbero trasformare in musica!

Con un album internazionale come “Edges”, ti piacerebbe portare il tuo lavoro in giro per il mondo?

Moltissimo. “Edges” sono anche i confini e i confini mi fanno sempre venir voglia di andare a vedere cosa c’è di là!

Hai delle date promozionali dove i nostri lettori possono ascoltarti live?

La presentazione ufficiale sarà al Teatro Petrella di Longiano il 9 marzo e il giorno dopo saremo alla fiera “Tempo di libri” a Milano, ospiti di Radio3, prima a L’idealista poi a Fahrenheit. Poi saremo il 15 al Ca’ Sana di Padova. In aprile saremo in Lombardia, in Sardegna e di nuovo in Emilia, ma per essere sempre aggiornati e per restare in contatto con me, vi segnalo la mia pagina facebook: facebook.com/eloisaattigigs

Quale brano senti più tuo?

Nelle mie canzoni c’è sempre qualcosa di me, come nell’intimità di “The rest of me”.  Addirittura capita che esprimano quello che ancora non ho accettato di razionalizzare. “Edges” forse è il brano più potente in questo senso, con la protagonista in fuga che va esaurendo il respiro: rileggendo il testo dopo mesi mi sono accorta di quanto la terza persona della narrazione fosse in realtà un prodotto della prima. Ma non sono sempre così drammatica, anzi tutt’altro! “Blue eyes blue” rappresenta bene la mia abitudine a giocare e ironizzare anche su qualcosa che mi fa soffrire.

C’è un artista alla quale sei legata da cui hai tratto ispirazione, con cui ti piacerebbe duettare?

“Billie Holiday”, “Lhasa De Sela”, “Johnny Cash”, ma per duettare mi prenderei ancora un po’ di tempo da queste parti…Scherzi a parte, visto che me lo chiedi, nei miei sogni quando ho scritto “Each man is God” sentivo una controparte maschile che aveva la stessa voce di “Mark Lanegan” :-)))

Grazie mille e spero di poter continuare a sognare con i tuoi prossimi lavori

Grazie a te per queste belle domande.

Consiglio ai nostri lettori di ascoltare “Edges” davvero uno splendido lavoro .

 

Francesco Recchia

 

 

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