Tra radici, contaminazione e ricercatezza … chiacchierando con Ivan Segreto

E’ difficile per me definire e relegare un artista ad un genere musicale, lo è ancor di più definire chi cerca di cogliere della musica le sue innumerevoli sfaccettature attraverso la sperimentazione.Ivan Segreto artista maturo, con all’attivo decenni di creatività inesauribile e con un consolidato percorso creativo che lo ha visto impegnato a rappresentare la realtà attraverso la sua visione ed il suo concetto di musica .Ho chiesto ad Ivan Segreto di raccontarsi ripercorrendo il suo percorso artistico in costante evoluzione.

Ciao Ivan, sono passati quindici anni dal tuo esordio “Porta Vagnu”. Se dovessi raccontare il tuo percorso artistico, come lo descriveresti?

Un sentiero fortunato, ricco di imprevisti e opportunità, affrontato con il massimo della sincerità e della dedizione possibile.

Quanta Sicilianità c’è nei tuoi lavori, le radici più spesso citate nei tuoi brani sono quelle del tuo territorio?

Con il passare del tempo ho avuto modo di contaminarmi per bene con altre influenze e quindi ho stemperato e, a mio vedere, arricchito questa matrice ma riconosco chiaramente alcuni tratti psicologici e culturali nel mio modo di filtrare la realtà che riconduco al mio luogo d’origine o forse, ancora meglio, al mio karma.

In questi quindici anni hai avuto l’opportunità di collaborare e confrontarti con tanti artisti, hai un aneddoto, un ricordo che ti lega particolarmente a queste esperienze?

Mi piace ricordare la volta che ho incontrato Battiato nell’ascensore di un hotel di cui non ricordo il nome. Sapevamo entrambi che di lì a poco avrei aperto alcuni suoi concerti, sapevamo che era in programma. Mi ricordo che mi invitò a bere una cosa al bar dell’albergo e che non ebbi il coraggio di accettare e rifiutai, era troppo da gestire in quel momento.

La scelta di staccarti dalle Major che risvolti ha avuto in positivo ed in negativo?

La scelta di lasciare la Sony non è stata dettata da alcuna insoddisfazione reale rispetto l’azienda. Ho sempre incontrato persone professionali e cordiali e, non poco, hanno sempre rispettato la mia libertà artistica. La mia è stata una voglia incosciente di esplorare altre possibilità e la convinzione e l’arroganza di bastare a me stesso. Ma anche il voler provare a lavorare con altre persone con diverso background. Dal punto di vista meramente lavorativo è stata una scelta infelice ma dal punto di vista artistico mi ha arricchito molto ed ha temprato il mio carattere. Era un periodo strano per la mia generazione, durante i miei 32/33 anni intendo, avevo come altri tanta voglia di dare la mia prospettiva al mondo che vivevo da idealista, sognatore incallito quale sono. La mia generazione cominciava a muoversi altrove, Spagna, Nord Europa, America, ci si rendeva conto che alcune cose sarebbe stato difficile riuscire a cambiarle in Italia. Nella mia realtà di quel momento vivevo una declinazione di questa verità, quella la scintilla e sono grato di aver avuto la possibilità di viverla.

In questo 2018 hai collaborato con Grazia Di Michele reinterpretando un brano del cantautore irlandese “Glen Hansard”, come è nata questa esperienza?

Semplice, mi ha contattato e ci siamo dati appuntamento in studio a Milano. Ci siamo presentati solo dopo aver registrato le tracce, ero arrivato prima ed ero già sul pezzo, avevo quasi finito la parte al piano. Così abbiamo continuato il flusso creativo e dopo aver finito la preparazione del brano, con soddisfazione, siamo passati a convenevoli e cena.Lei è una donna stupenda dotata di una grande e instancabile energia. È stato bello conoscerla meglio.

I critici ti hanno definito Crooner, Jazzista, sperimentatore … come si definisce Ivan Segreto?

Ma non saprei. Viviamo davvero da moltissimo tempo oramai una realtà musicale pluri contaminata e capisco anche quanto sia importante per gli addetti alla comunicazione semplificare il messaggio. La cosa che posso affermare abbastanza chiaramente e che il mio percorso artistico riflesso negli album che ho pubblicato rispecchia al meglio la mia crescita e curiosità artistica. Il fatto che il primo album sia un album ricco di cliché musicali non ha comunque nascosto la mia personalità, così come l’ultimo, decisamente più ricco e stratificato di forma e stile non ha nascosto la mia voce, intesa come personalità musicale.Questo per dire che non è importante il vestito bensì la sostanza. Posso tranquillamente affermare che i miei tratti si sono manifestati chiari dal primo all’ultimo lavoro. Io amo definirmi un cuore che vuole aprirsi al mondo, non è sempre facile.

La Sicilia è stata da sempre culla di grandi talenti, dal Maestro Franco Battiato, con il quale hai duettato con il tuo brano “Ampia” titletrack del tuo terzo album, a Mario Venuti, Roy paci, Carmen Consoli, Kunsertu per citarne solo alcuni, con chi senti di avere qualcosa in comune musicalmente?

Ah… in ognuno di loro trovo della bellezza e del carisma ma se devo scegliere, scelgo Battiato non tanto per le affinità di genere o stile ma per la sostanza della ricerca. Perché sento di condividere con lui un certo afflato verso l’intangibile, il divino, il creato, l’esistenza. Sicuramente abbiamo metodi e strumenti diversi ma la direzione è una. Ognuno sceglie che nome dare a quella forza tanto nascosta quanto palese che muove il mondo.In questo, che per me è sostanza, sento di essere in sintonia con lui.

Quanto è difficile proporsi senza maschere e non adeguarsi a quelle che sono le richieste del mercato discografico?

Tanto e poco allo stesso tempo. La vita in qualche modo finisce per ripagare i tuoi sforzi, la cosa incredibile è che non sai mai con certezza quale sarà la prossima moneta di scambio.

Quali sono i tuoi progetti attuali, stai pensando alla nascita di nuovo disco?

Ho tantissimi progetti, da nuovi brani originali a riletture di standard nostrani a esperimenti sul web. Vedremo…

Francesco Recchia

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